Non affronteremo discorsi legati alla morale o all'etica. Lascio questo compito al precedente articolo scritto su questo tema. Oggi l'obiettivo è informare, in maniera trasparente, sui rischi legati all'uso di droghe.

Il Governo Draghi ha consegnato la delega per le politiche anti-droga al Ministro delle Politiche giovanili, Fabiana Dadone (M5S), nota per le sue simpatie antiproibizioniste; e poi portato avanti la discussione della proposta di legge per la depenalizzazione delle droghe leggere per uso personale e terapeutico presentata lo scorso dicembre dal deputato di +Europa Riccardo Magi e dal collega del Movimento 5 stelle, Michele Sodano.

Droghe leggere non esistono

Noi, studenti e studentesse di Azione Universitaria, siamo contrari all’uso delle droghe; qualsiasi esse siano. Perché, come riporta il magazine Focus, droghe leggere non esistono. Uno studio mette in relazione la cannabis a più alta concentrazione di principio attivo con un maggiore rischio di disturbi mentali come la psicosi.

Lo studio

Lo studio, pubblicato su Lancet Psychiatry, ci dice che i consumatori abituali di cannabis o mix più potenti hanno un più alto rischio di incorrere in episodi psicotici. Sono stati esaminati i casi di circa 900 persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni, che tra il 2010 e il 2015 si sono presentati per un episodio di psicosi in dieci centri di psichiatria in diversi Paesi europei (in Italia a Verona, Bologna e Palermo) e in un ulteriore centro in Brasile. Come paragone, i ricercatori hanno usato altre 1.000 persone che vivono negli stessi luoghi, ma che hanno dichiarato di non fare uso di cannabis. In base al nome comune del tipo di sostanza utilizzata (per esempio skunk e sensimilla, denominazioni di marijuana di strada) i ricercatori sono risaliti a una stima della concentrazione del principio attivo, suddividendo le varie sostanze in “potenti” (THC superiore al 10 per cento) e “leggere” (THC inferiore al 10%). I ricercatori hanno poi calcolato la correlazione tra l’uso di sostanza più o meno forte e gli episodi di psicosi.

Per chi non usa sostanze potenti? La risposta è semplice, nel 2022 le sostanze sono più potenti in partenza rispetto a decine di anni fa. Le analisi sui sequestri hanno dimostrato che la quantità di principio attivo può essere da 4 a 28 volte superiore rispetto ad anni fa. È proprio la pianta di cannabis ad essere stata potenziata, con incroci e particolari tecniche di coltivazione.

Quanto fa male fumare uno spinello?

Un rapporto della National Academies of Sciences americana del 2017 ha esaminato la mole di ricerche sull’uso della cannabis per scopi medici o ricreativi. Quello che possiamo riassumere è che la marijuana seppur meno pericolosa rispetto ad altre sostanza comporto dei rischi, come: bronchiti e altri sintomi respiratori per i fumatori di lunga data, un rischio più alto di schizofrenia e psicosi, oltre che di incidenti stradali, per i consumatori abituali.

Una indagine dell’ISTAT fa emergere come per ogni 100 incidenti quelli provocati dalla guida sotto l’effetto di droghe passano, da 0,1 a 1,4. Facile capire come con la legalizzazione anche questi numeri crescerebbero. Sul totale degli incidenti nel 2019 il 27% sono provocati da persone alla guida sotto effetto di droghe.

Se volessimo poi volare fino in Nuova Zelanda, uno studio condotto nel 2001 su 907 neozelandesi tra i 18 e 21 anni, pubblicato dal Centro Europeo per il Monitoraggio delle Droghe e disponibile online (in inglese) ha rilevato una significativa correlazione statistica tra l’uso di cannabis e il rischio di incidenti stradali: chi ha fumato più di 50 spinelli in un anno, praticamente uno a weekend, ha provocato il 60% di incidenti in più rispetto ai non utilizzatori. Come se non bastasse, l’uso di marijuana accelera la perdita di neuroni nell’ippocampo, l’area del cervello responsabile della memoria a breve termine, velocizzando ciò che accade nel normale processo di invecchiamento. Esperimenti condotti sui ratti hanno evidenziato come la somministrazione quotidiana di THC per 8 mesi abbia prodotto una perdita di cellule nervose equivalente a quella di animali con il doppio della loro età.

L’effetto Joint

Gli effetti di un joint (lo spinello) durano dalle 2 alle 3 ore: subito dopo l’inalazione del fumo il cuore accelera dai 70/80 battiti normali fino a 100/130 e più, gli occhi si arrossano per la dilatazione dei vasi sanguigni e le vie bronchiali si rilassano. Oltre agli effetti neurologici, fumare marijuana provoca al fisico più danni del consumo di tabacco: ai classici sintomi correlati all’inalazione di fumo in generale (irritazione della gola, tosse, predisposizione a malattie respiratorie e infezioni polmonari) aumenta la percentuale di rischio di cancro ai polmoni e del tratto respiratorio, perché il fumo di marijuana contiene dal 50 al 70% in più di idrocarburi cancerogeni rispetto a quello di tabacco.

I rischi sopravvalutati

Ci sono indizi, ma meno convincenti, che l’uso frequente di marijuana possa peggiorare i sintomi di depressione o le idee suicide e l’ansia, e che abbia a che fare con alcune malattie che talvolta sono state associate al consumo, come il cancro ai testicoli o un attacchi di cuore. In compenso c’è un’evidenza non definitiva, ma comunque moderata, che peggiori l’apprendimento, la memoria e l’attenzione.

Medicinali a base di cannabis in Italia

In Italia è possibile usare medicinali a base di cannabis. I farmaci sono prescritti per soggetti con sclerosi multipla o, purtroppo, per malati terminali. Il sito del Ministero della Salute è molto chiaro a riguardo. Altre prove, molto più sfumate e limitate, sono quelle che sarebbero utili anche per migliorare l’appetito e la perdita di peso delle persone malate di Aids, a migliorare i sintomi della sindrome di Tourette, una malattia neurologica, o il disturbo d’ansia, tutte condizioni per le quali è ancora in corso la sperimentazione.

Costo annuo per lo Stato

L’abuso di sostanze stupefacenti genera costi che spaziano dall’ambito socio-sanitario a quello giudiziario e dell’ordine pubblico. Sono oltre 136.000 gli utenti in carico presso i Servizi per le Dipendenze, e superano i 205.000 se consideriamo anche il consumo di sostanze stupefacenti secondarie ad altre dipendenze, rappresentando circa il 70% dell’utenza complessiva di questi servizi. La spesa relativa alla presa in carico dei servizi per le dipendenze (ambulatoriale, domiciliare, residenziale e semi-residenziale) pari a 1,4 mld di euro (16% del totale). Costi che aumenterebbero in caso di legalizzazione, in quanto è facile intuire che molte più persone ne sarebbero dipendenti. La restante spesa è dovuta, principalmente, dal costo delle patologie alla droga correlate, quali HCV e HIV.

Conclusioni

Infine, i dati disponibili per l’Italia del Dipartimento per le politiche antidroga evidenziano come marijuana e hashish sono le droghe maggiormente sequestrate durante le operazioni antidroga, nelle percentuali rispettivamente del 31,8% e del 63,7% sul totale dei sequestri. I cannabinoidi sono i preferiti anche dai giovani e dalla popolazione studentesca, un terzo della quale dichiara di averli provati almeno una volta. Per questo motivo, risulta fondamentale attuare un programma di prevenzione negli istituti italiani, per informare i giovani circa gli effetti collaterali dell’assunzione di cannabis. Il mercato della droga è sempre più organizzato e composito. Progressivamente, i consumatori stanno prediligendo sostanze sintetiche, mentre il sistema sanitario registra un aumento di decessi e di ricoveri dovuti ad overdose. Fattore di rischio che aumenta, non di poco, i rischi per la salute di chi ne fa uso. Inoltre, gli studiosi hanno alzato il livello di pericolo che vede la marijuana come porta d’accesso ad un consumo di droghe pesanti. Il rischio è passato da “limitato” a “moderato” mentre hanno definito “sostanziale” il rischio che un uso prolungato di queste sostanze porti il soggetto verso una dipendenza.

Considerati questi studi, è fondamentale resistere dal provare droghe di qualsiasi origine, in quanto tutte rappresentano un rischio notevole per la salute. Dovremmo anche pensare che questa stessa sostanza è usata per malattie molto gravi e per persone che non hanno altra scelta, perché morenti; noi possiamo scegliere perché non ne abbiamo bisogno. A conclusione dovremmo anche riflettere su quanti giovanissimi rimarrebbero esclusi dalla legalizzazione perché minorenni e, quindi, continuerebbero a ricorrere alla criminalità organizzata, che, se dovesse passare il referendum, potrebbe vendere tranquillamente le cosiddette droghe leggere, senza incorrere in alcun rischio. Diffidate, quindi, di chi parla di vendita di stato o di coffeeshop. Il principio della legalizzazione è sempre sbagliato, in questo caso è ancora più inquietante.

Fonti: