La sconfitta della coalizione latino-volsco-campana del 338 a.C. e la disfatta a Sentino dell’alleanza di Galli, Umbri ed Etruschi nel 295 a.C. segnano l’ascesa della città-stato di Roma e della lega latina a potenze arbitre dei destini del mondo italico. Roma riesce ad imporre un modello che si oppone alla precedente pluralità e conflittualità tra popoli, all’insegna della concentrazione del potere nelle mani di una città sola e della pace generale. Questo grazie al magistrale utilizzo della forza delle armi e del pragmatismo della politica.

Al contrario di quanto si possa pensare, Roma non è una potenza livellatrice, almeno in un primo momento, è anzi una potenza che assorbe le precedenti esperienze e le rielabora in una nuova concezione di stato. Come scrive il prof. Massimo Pallottino, possiamo riconoscere ben tre tipi di eredità storiche che l’Urbe accoglie nella sua cultura:

– Eredità tirrenica: esiste un ininterrotto legame tra la Roma del VI secolo, città protagonista della fioritura arcaica dell’Italia tirrenica, e quella di IV secolo, iniziatrice di una nuova realtà politica. Il trionfo della latinità rappresenta uno sviluppo di tradizioni che hanno le loro radici nelle più antiche comunità storiche dell’Italia centrale occidentale;

– Eredità italico-orientale: le stirpi italico-orientali avevano tentato per la prima volta una conquista territoriale che tendeva più o meno consapevolmente all’unificazione di tutta la penisola italiana, motivo che Roma riprenderà e porterà al suo massimo sviluppo. In questa ripresa rientra anche la tendenza alla creazione di “complessi nazionali” sulla base delle esperienze della Lega dei Sanniti, dei Bruzi, dei Lucani, collegate e generalmente solidali tra loro;

– Eredità greca: le guerre puniche possono essere considerate proseguimento ed epilogo delle lotte plurisecolari tra Greci d’Occidente e Cartaginesi, e la definitiva conquista romana della Sicilia chiude questa antica partita. 

La continuità della storia dei popoli d’Italia si manifesta nel perdurare delle loro caratteristiche etnico-linguistiche, socio-politiche, culturali, e questo soprattutto grazie a quel complesso di annessioni, colonizzazioni e alleanze che sta alla base della federazione romano-italica: quel mosaico di situazioni diverse e complesse gestite da Roma , uno strumento dinamico, perfettibile, duttile, con tanti difetti, ma con la forza della sua aderenza alla realtà. La coscienza italica si sarebbe fatta viva con le armi soltanto con lo scoppio della guerra sociale (91 – 87 a.C.), e di conseguenza, dopo la successiva concessione generale della cittadinanza a tutta la penisola, le differenze dette in precedenza sarebbero tutte venute meno col tempo, sopraffatte dalla forza della cultura e della lingua latina.

Il fattore italico predomina durante i primi tempi dell’unificazione, essendo la materia demografica la stessa, con tutte le sue tradizioni storiche e la sua cultura. Per questo possiamo parlare di una “romanità prevalentemente italica”, seguita poi dal I secolo d.C. da una “romanità universale”, quando cioè nella politica e nella letteratura si affermeranno soprattutto elementi provenienti dalle province. Ottaviano Augusto assunse come propria bandiera la difesa della tradizione italica contro l’orientalismo di Antonio, nel suo sogno ideale di un ritorno alle virtù degli antenati. E la sua riforma per la divisione dell’Italia in 11 Regiones rispecchia in pieno il suo programma, perché queste disegnano in trasparenza le preesistenti unità etnico-storiche dell’Italia preromana, dove si sommano memoria erudita e geografia antropica.