Con l’esplosione del conflitto tra Russia e Ucraina si è verificato un forte aumento dell’interesse verso le questioni politico-culturali dell’Europa Orientale. Un testo, oserei dire fondamentale, per capire queste tematiche è Le nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede di Roberto Morrozzo Della Rocca, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino nel 1992.Uscito nelle librerie italiane dopo la caduta dell’Unione Sovietica il testo partendo da una frase pronunciata da Benedetto XV, che è il titolo dell’opera, che commenta il caos politico dell’ex impero zarista e delinea i rapporti tra religione, in particolare per quanto riguarda i cattolici, e l’instaurazione di nuovi regimi politici, in particolare la Russia comunista. Costruito in nove capitoli analizza un periodo di tre anni, dal 1917 al 1920, che per le nazioni coinvolte dal crollo dell’impero zarista sono le fondamenta della loro storia nazionale. Si concentra sulla linea che parte dai territori appartenuti all’Ordine di Livonia, oggi Estonia e Lettonia, passando per la Polonia e la Lituania proseguendo lungo il corso del Dnipro, che spacca a metà l’Ucraina non solo geograficamente, ma anche culturalmente, la riva sinistra abitata da slavi di lingua russa e ortodossi, la riva destra, invece, con una forte presenza di polacchi, ungheresi e tedeschi di religione cattolica, all’epoca sotto il controllo di Vienna. Questo mondo di fragili equilibri, tenuti insieme solamente dalla figura dello zar e da una forte appartenenza a una cultura ben definita, per quanto riguarda gli slavi ortodossi, mentre per polacchi e baltici questo sentimento non era condiviso verso la Russia, esplode con le sconfitte in guerra e la contestazione interna, facendo precipitare la Russia nell’anarchia, visto che il debole governo che si costituisce dopo l’abdicazione di Nicola II non riesce nonostante il supporto statunitense a mantenere l’ordine nell’esercito e nelle province che iniziano a rendersi autonome.






Con l’avvento dei bolscevichi la situazione sembra tornare alla normalità dopo la pace di Brest Litovsk, con la Russia che vede diminuire considerevolmente i propri territori, con una grande Polonia indipendente con mire espansionistiche vero la Bielorussia e l’Ucraina che provano a darsi una forma statuale. Polonia che fa la parte del leone in questa situazione, sostenuta anche dal Vaticano, delineando una situazione di scontro tra Roma e Mosca per quanto riguarda la sfera di influenza religiosa. Conflitto tra le due sedi che porta alla scoppio di una guerra tra Polonia e Unione sovietica, che vede i polacchi scontrarsi contro l’esercito bolscevico, impegnato contro le forze controrivoluzionarie in Siberia e in Ucraina, ora con un nuovo fronte a occidente. Guerra che procede a fasi alterne con i polacchi che arrivano fino a Kiev e poi sono costretti a ritirarsi fino a Varsavia, dove miracolosamente sconfiggono i bolscevichi e riprendono l’espansione verso sud fino al trattato di pace.






Nell’ultimo capitolo l’autore si interessa ai fattori culturali e di sentimento nazionale che coinvolgevano le parti in causa, evidenziando come per i polacchi nazionalismo e cattolicesimo fossero quasi considerati sinonimi e si sentissero obbligati a creare una grande Polonia che comprendesse tutte le zone di fede cattolica, anche se abitate non da polacchi; per i bolscevichi era importante mantenere il controllo delle zone baltiche per fini economici e militari, mentre vedevano nella perdita dell’Ucraina un’onta nazionale, in quanto si toglieva la parte fondante della Russia; infine, gli ucraini, sia ortodossi sia cattolici, si sentivano appartenenti a una cultura ben precisa, né russa né polacca, ed erano intenzionati a ritagliarsi il loro spazio tra questi scomodi vicini. In conclusione, il libro porta molti spunti di riflessione che permettono di capire meglio come si è arrivati alla guerra ora in corso con una lettura di tipo storico-religioso, ma molto attuale.



Arturo Maiorca