Le elezioni del Presidente della Repubblica continuano, oggi siamo alla quinta votazione. Che fosse una tornata elettorale complessa si sapeva e adesso già si può tirare qualche somma, in modo tale da delineare un profilo più o meno chiaro della politica, o meglio della sua parte peggiore.

L’arroganza: chi non l’ha notata negli ambienti parlamentari di sinistra? Per la prima volta il Partito Democratico non ha la capacità di scegliere autonomamente il PDR; per tale ragione, inizialmente, ha cercato un candidato condiviso con il centrodestra. Man mano che il tempo scorreva, però, Letta e compagnia bella hanno mostrato la loro vera natura, incominciando a mettere una serie di paletti e di veti. Questo sia ben scolpito nella mente di chi crede che con certi politici ci si possa mettere d’accordo. Silvio Berlusconi allora ha ritirato la propria candidatura, dando la possibilità al resto della coalizione di proporre altri nomi, che, poi, non sono mancati. Carlo Nordio, Casellati, Crosetto. Personalità di centrodestra sicuramente, ma non facenti parte della politica a 360°, che avrebbero tranquillamente potuto occupare un ruolo super partes e di garanzia costituzionale.

Non la vedono così i giornali di stampo progressista che hanno incominciato una violenta campagna mediatica contro i candidati di centrodestra, i quali improvvisamente, non sono più garanzia di equilibrio e moderazione contro il fascismo e il sovranismo, ma impresentabili macchiette. Esemplare in tal senso è il caso di Nordio, del quale Next di Lorenzo Tosa ha omesso la brillante carriera di magistrato( forse perché in prima linea ha combattuto le BR?) e ha volutamente e scientemente manipolato una sua dichiarazione circa l’orientamento sessuale. Superfluo dire che questo attacco sguaiato è dipeso esclusivamente dal fatto che a proporre questa candidatura sia stata Giorgia Meloni.

Letta ha poi testualmente annunciato che altri nomi del centrodestra faranno la fine di Berlusconi.

Morale della favola: quello che è di sinistra deve andare bene a tutti.

Perché delineare questo breve ritratto? È di vitale importanza affinché si comprenda che concetto ha di democrazia chi con 150 grandi elettori pretende di imporre le proprie scelte ad una coalizione che ne conta 450 circa. È altresì un monito a fare diventare realtà la riforma costituzionale che renda la Repubblica Italiana presidenziale e non più preda dei peggiori spettacoli di una parte della politica. In fondo chi meglio dei cittadini può sapere quale presidente riesca a rappresentare al meglio gli interessi della nazione?

Qualche considerazione

L’elezione del nuovo capo di stato ha momentaneamente allontanato la questione si vax/ no vax, che siamo sicuri tornerà prepotente, una volta conclusasi questa pantomima. I problemi dell’Italia sono, però, ben altri, ed è ovvio che la maggioranza che ha sostenuto il governo Conte II e che ora sostiene il governo Draghi stia utilizzando la tattica del divide et impera per non dover confrontarsi sui problemi che attanagliano la vita della gente, considerato che tra un anno si andrà a nuove elezioni. Non eviteremo di affrontarli, in quanto il modo migliore per non cadere nella trappola del potere è non seguire la rotta che impone.