Le giornate di Atreju 2021 della scorsa settimana, tradizionale festa della Destra Italiana dal 1998, meritano un approfondimento e un’attenzione particolare, in quanto parallelamente alle caratteristiche proprie dell’evento che neanche in tale occasione sono mancate, vi sono elementi innovativi sui quali, invece, in pochi hanno focalizzato la propria attenzione. Come Azione Universitaria Roma abbiamo entusiasticamente partecipato e abbiamo avuto modo di confrontarci con tanti altri militanti dell’università e del mondo giovanile della Destra provenienti da tutta Italia. In virtù dello spirito che anima coloro i quali scrivono su questo blog e della nostra attitudine a non esimerci dal prendere una posizione coerente con i nostri valori e la nostra storia, abbiamo deciso di scrivere un articolo che illustrasse specificatamente le particolarità poc’anzi citate, che hanno reso unico e in un certo senso rivoluzionario l’evento, senza però omettere in premessa di trattare delle incongruenze di una parte considerevole del mondo dell’informazione.

A chi non è capitato di sentir parlare ” di istituzionalizzazione della Destra? Secondo taluni, la decisione del presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni di invitare i leader di tutti i principali partiti italiani, compresi gli avversari, deriva dalla “volontà di sdoganarsi”. Al netto del fatto che la Destra italiana non ha bisogno di alcuna legittimazione, considerato che risiede nel parlamento della Repubblica Italiana, e in tutte le regioni e i comuni, molte delle quali governa, e che a giudicare il suo posto nelle istituzioni sono gli italiani con il proprio voto e non gli avversari politici di sinistra, se i grandi inquisitori dell’informazione serbassero un minimo di memoria, saprebbero che da sempre Atreju vede la partecipazione di tutti gli esponenti del panorama politico italiano. Basti pensare al famoso confronto Fini-Bertinotti nel 2006, ovvero tra l’allora presidente di Alleanza Nazionale e il segretario di Rifondazione comunista, oppure all’intervista di Giuseppe Conte del 2019 e a quella al presidente della Camera Roberto Fico nel 2018. Renzi, venuto quest’anno, era già stato invitato quando era Presidente del Consiglio ma aveva deciso di non partecipare. Gli esempi possono continuare e con una breve ricerca in rete si ha modo di constatare il tutto. Morale della storia: ci troviamo di fronte all’ennesima mistificazione della realtà.

Innovazioni

La festa di Atreju, come è noto, si tiene tradizionalmente a settembre. Quest’anno, a causa della concomitanza della campagna elettorale, non è stato possibile e la volontà di un’intera classe dirigente e l’amore per le tradizioni hanno permesso che si celebrasse nel periodo prenatalizio. Innovativa è stata anche la durata. Una settimana intera, al posto di tre giorni, ha dato la possibilità ai vari partecipanti di godere di momenti ludici e conviviali e di riscoprire e vivere appieno le tradizioni natalizie, tra mercatini, presepi, alberi di natale e cibo tipico, in un tempo in cui la pandemia e il progressismo globalista, le minacciano costantemente. La maggiore dilatazione temporale ha inoltre dato la possibilità di svolgere un maggior numero di dibattiti e di premiazioni, fornendo una prova plastica di come il patriottismo risiede nel cuore di tanti italiani e in molti settori della società. Patrioti non sono soltanto coloro i quali si spendono nella militanza politica ma lo sono, ad esempio, anche quelli che nel tempo della globalizzazione e dell’invasione sui mercati nazionali e internazionali di prodotti contraffatti e scadenti, provenienti da paesi che non rispettano determinati standard di civiltà nelle attività imprenditoriali, investono interamente in Italia e ricorrono a materie prime di matrice esclusivamente nazionale. È il caso della stilista e imprenditrice Elisabetta Franchi, premiata ad Atreju dalla senatrice Daniela Santanchè. L’azienda della Franchi è nota per la produzione di vestiti di altissimo pregio. Oppure di Roberto Mancini, allenatore della Nazionale, orgogliosamente ospite di Atreju, accolto e applaudito con ogni onore da un pubblico commosso e piacevolmente sorpreso ( infatti la sua partecipazione non era stata annunciata). Ha ritirato con orgoglio il premio Atreju, consistente in uno straordinario simbolo delle festività natalizie, il presepe, annualmente preso di mira dalla furia ideologica di sinistra. Egli ha dimostrato come il patriottismo manifestato durante le celebrazioni di una vittoria di una partita non può prescindere da un amore perenne per l’Italia e non ha temuto di sfidare i canoni imposti dal mainstream che vedono il mondo dello spettacolo e delle celebrità in genere come un proprio feudo inattaccabile.

Da un punto di vista strettamente politico e istituzionale le novità sono state varie e riguardano proprio la Destra nell’accezione valoriale e ideologica. In una settimana sono state affrontate tutte le tematiche che caratterizzano il nostro variegato panorama culturale, coniugate nei grandi problemi della contemporaneità. La tematica dell’ambiente, quella della lotta all’islamismo radicale, il conservatorismo e le varie forme in cui si declina, la presentazione di un libro sulla storia della Destra giovanile italiana, partendo dalla Giovane Italia dei primi anni ’50, le riforme della Giustizia, quelle di architettura costituzionale, soprattutto la trasformazione, ormai sempre più necessaria, della repubblica parlamentare in una repubblica presidenziale, storica battaglia della Destra dai tempi del Movimento Sociale Italiano, la scuola e l’università e l’investimento dei fondi per la ricostruzione. Un tale contesto non soltanto ha dato modo di accogliere numerosi giornalisti e intellettuali ma anche di allargare il campo dei conservatori, invitando non soltanto esponenti dei tradizionali partiti dell’ECR alleati di Fratelli d’Italia, ma anche quelli della Destra britannica, israeliana e americana, a dimostrazione che, tra le altre cose, la famiglia dei conservatori europei è l’unica a godere della partecipazione di forze politiche di altre nazioni. Nella giornata conclusiva, il susseguirsi degli interventi di Radoslaw Fogiel (vice presidente ECR Party e segretario per i rapporti internazionali del partito polacco Diritto e Giustizia), Jorge Buxadé, (vice presidente ECR Party, vice presidente del partito spagnolo VOX e capo delegazione al Parlamento europeo)​James Wharton (membro della Camera dei Lord, esponente dei Tories britannici) Raz Granot (esponente del partito istaeliano LIKUD), e di Rudolph Giuliani (già Sindaco di New York), con l’introduzione, la mediazione e le conclusioni del giornalista ed editore Francesco Giubilei, ha illustrato un prospetto del pensiero conservatore, dai valori della Patria, della famiglia e delle radici, fino all’economia, con ricette quali la detassazione, il taglio della burocrazia e l’abbassamento generale delle aliquote.

I conservatori. Innovazione nella Destra italiana

La scelta di chiamare l’edizione di Atreju del 2021 “Il Natale dei Conservatori”, è emblematica di una nuova fase della Destra Italiana, una fase che non deve intimorire gli irriducibili, e chi scrive non è certamente uno che strizza l’occhio al progressismo o alle abiure, come avranno notato i nostri lettori, né deve dar adito ai nostri avversari di immaginare uno scimmiottamento di modelli stranieri o un’abiura ai nostri storici valori. Essere conservatori, oggi, in Italia e in molte altre nazioni non significa voler mantenere privilegi borghesi ottocenteschi o le rendite di posizione; né vuol dire elogiare un modello capitalistico incurante delle istanze sociali. La specificità della nostra Destra è da settant’anni, e lo sarà sempre, il mantenimento dei valori tradizionali, accompagnato dalla difesa di tutte le classi sociali, con lo scopo di tutelare chi vive in condizioni economiche svantaggiose, in un contesto generale di impegno, lavoro, armonia e collaborazione, fermi restando l’adeguamento al mutar dei tempi e la diversità delle risposte. Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che non dobbiamo temere di definirci conservatori e di far valere la nostra visione di conservatorismo, restituendo al termine il suo significato migliore e più bello. L’attuale sistema politico italiano ed europeo ha ben poco da preservare ma se si pensa ai valori greco-romani e cristiani, se si pensa alle cattedrali medievali, al nazionalismo di D’Annunzio e all’idealismo hegeliano-gentiliano, il discorso muta notevolmente. Io in persona ho riflettuto sul concetto di conservatorismo e so di poterlo coniugare in una visione nazionale, sociale, tradizionale e di libertà. Abbiamo dalla nostra parte, e come universitari a lungo ne abbiamo discusso, il fatto che molte destre europee, che un tempo sarebbero state ostili a noi, oggi con noi dialogano e condividono alcune delle nostre posizioni in tutti i campi. Il che vuol dire che ognuna manterrà la propria storia ma anche che per sconfiggere i nemici comuni trovare coesione è una scelta obbligata. Non c’è il progetto del partito unico e dell’omologazione, ma conciliare le posizioni delle varie anime dei conservatori, con un modello simile simile a quello italiano, che ci ha dimostrato che la Destra mai ha rinnegato i suoi valori e propositi, è possibile e reale. È il solo metodo per impedire che il Parlamento europeo del futuro e le sue istituzioni siano nelle mani dell’accordo socialisti-popolari. Il Natale dei Conservatori ci ha regalato, quindi, questa speranza che diventa, però, sempre più concreta. Tocca a noi adesso portarla avanti, anche a noi giovani universitari, che siamo il Futuro politico della Patria e dell’Europa e che dimostreremo quanto valiamo a prescindere dal nostro ruolo nella società.