Cosa accade quando l’opinione pubblica è preoccupata per la guerra in corso e per le conseguenze economiche che l’Italia potrebbe subire e, tu, classico giornalista, intellettuale o politico di sinistra non riesci più a giocare la carta dell’antifascismo, che risulta ancor più lunare di prima? Sostenere che gli ucraini combattono per la libertà di partecipare ai gay-pride? Sì, ci hai provato, ma ti sei accorto che tal versione non regge e che il popolo che tu elogi, in realtà, sta combattendo per la propria storia, per la propria chiesa, per le proprie tradizioni quotidiane, per la propria identità nazionale e per la propria patria, ovvero per tutti quei valori che fino a ieri tu hai vilipeso e sbeffeggiato. Sovrapporre la figura di Putin a quella di un dittatore fascista? Sì, ma purtroppo sei stato smentito dalle immagini dei carri armati russi che ostentano le bandiere rosse e dal fatto che tutti i partiti di Destra delle nazioni un tempo facenti parte dell’URSS si siano rivelate le più solidali nei confronti degli ucraini, i quali temono che da questo conflitto scaturiscano conseguenze simili a quelle patite dai loro antenati a causa di Stalin, che tu fino ad ieri ti accingevi a difendere, mentre il parlamento europeo approvava un documento ufficiale che condannava inequivocabilmente e senza distinguo sia il regime nazista che quello sovietico. Tutti i tentativi sono andati in fumo, ma tu non demordi e a quel punto su cosa si fonda la nuova partita? Sull’atlantismo. Esso diventa il nuovo stratagemma per attaccare gli avversari politici. 

Da varie settimane si legge sui giornali questa frase ” la svolta atlantista di Giorgia Meloni”. A chi evidentemente sperava che gli esponenti della Destra italiana facessero dichiarazioni ambigue o fallaci, in qualche modo passibili di mistificazione, deve aver infastidito non aver scorto nulla del genere, quindi, la sola maniera per poter provare a screditare persone scomode è divenuta l’accusa di incoerenza, attributo di cui certamente non sono privi proprio gli ambienti progressisti e postcomunisti: certe asserzioni sono, però, facilmente confutabili.

Per prima cosa, bisogna ricordarsi che sostenere il popolo ucraino non implica necessariamente un atteggiamento filo-americano. Chi difende la libertà dei popoli e la loro autodeterminazione, lo fa a prescindere dalle alleanze geopolitiche. Gli ucraini che eroicamente impugnano le armi non pensano agli USA ma alla propria terra. Bene ribadirlo, visto che in molti sembrano averlo dimenticato. In secondo luogo, la Destra italiana, da quando è nata la NATO, come a più riprese la leader di Fratelli d’Italia ha fatto notare a certi sciacalli dell’informazione, è sempre stata sostenitrice di questa. Alla fine degli anni ’40 sul tema si discusse e indubbiamente il Movimento Sociale Italiano decise che gli interessi italiani ed europei andavano difesi strenuamente e non piegati in nome dell’americanismo, ma nel mondo all’epoca diviso in blocchi, nessun segretario ebbe mai dubbi su quale dovesse essere il posizionamento del partito; non li ebbe De Marsanich, segretario proprio quando fu rettificato in parlamento il patto atlantico, e il MSI espresse voto favorevole, non li ebbe Arturo Michelini e non li ebbe Giorgio Almirante, il quale, pur ribadendo il fatto che l’Italia non dovesse essere trattata come una colonia degli USA e che avesse una storia e una dignità da preservare, invitò tutti i membri del partito, soprattutto i ragazzi del Fronte della Gioventù, a non commettere l’errore di mettere sullo stesso piano il blocco sovietico e quello occidentale. Indimenticabile fu a tal proposito il motto” alleati sì, servi mai”, in riferimento agli Stati Uniti. Superfluo poi ricordare il percorso di Alleanza Nazionale che, per le ragioni che conosciamo, rafforzò questa linea. 

Fatto questo breve excursus storico, a meno che certi soloni non trovino dichiarazioni distoniche dei dirigenti di Fratelli d’Italia, nei dieci anni dalla sua nascita, rispetto alle posizioni assunte prima dal Movimento Sociale Italiano e poi da Alleanza Nazionale, il castello di menzogne e insinuazioni crolla inesorabilmente. Se, poi, l’argomentazione si fonda su dichiarazioni in passato più tenere nei confronti di Putin, doveroso chiedersi quale politico che abbia il più vago senso della realtà, mantiene il medesimo atteggiamento in tempi di pace e di guerra. Si aggiunga che, a differenza di altri politici, quali Silvio Berlusconi, il quale, legittimamente e giustamente, in epoche diverse, ebbe rapporti con Putin, Giorgia Meloni con il presidente russo non ne ha mai intrattenuti. Giustamente, però, nessuno accusa Berlusconi e Forza Italia di svolte atlantiste o di giravolte. 

In questo clima di generale follia, nessuno ha evidenziato un dato di fatto fondamentale, ovvero, che il solo e reale voltafaccia è dei partiti di sinistra eredi del Partito Comunista Italiano. A considerare l’URSS una benedizione e la Nato la più grande maledizione erano i comunisti italiani, non i missini. Nel ’56, quando fu invasa l’Ungheria, a tifare per la “grande Russia” c’era Giorgio Napolitano. L’amnesia, a quanto vedo, è largamente diffusa. Nel 2006 a portare in parlamento e al governo partiti antiatlantisti e comunisti non fu il centrodestra, ma un signore chiamato Romano Prodi. Ancora oggi, l’attuale segretario del Partito Democratico da una parte indice gare di atlantismo, dall’altra intrattiene rapporti con l’ANPI, che non ha condiviso la decisione di sostenere militarmente gli ucraini, accusati tra l’altro dai partigiani di essere un tantino nazisti, e che ha recentemente alzato scudi all’idea che alle celebrazioni del 25 aprile ci possano essere le bandiere della Nato, dichiarato corpo estraneo alla Resistenza, che, invece, vide la partecipazione anche di partigiani bianchi ( Ovviamente, guai, poi,a sostenere che la ricorrenza del 25 aprile, già di per sé divisiva, serve solo ad esaltare la storia bolscevica) A questo punto, la domanda sorge spontanea: l’atlantismo per la sinistra esattamente cos’è? Se alla Destra lo si richiede, come fosse una patente di presentabilità, cosa tra l’altro discutibile, nonostante essa non si sia mai risparmiata di sostenere l’alleanza atlantica, e di “moderazione”, perché con i partiti progressisti non vale il medesimo ragionamento? Perché nessun esponente dell’Anpi viene chiamato a rispondere delle proprie ambiguità? La risposta è facilmente deducibile: delle alleanze occidentali alla sinistra non interessa. Ogni argomento viene utilizzato per monopolizzare il dibattito e rinchiudere l’unico partito d’opposizione in un vero e proprio ghetto politico. Questa tattica, fortunatamente, non funzionerà, e dalle nostre parti la parola alleanza mai sarà sinonimo della parola servilismo. Infatti, sempre analizzando la storia della Destra, si avrà modo di confrontarsi con persone più critiche nei confronti delle politiche occidentali e con dibattiti interni molto ampi, in quanto la libertà permette sempre di criticare un proprio alleato, fermo restando che mai nessuno negli anni della guerra fredda pensò di cambiar bandiera; un patto presuppone parità e considerazione della propria realtà. Ciò è scarsamente comprensibile per chi ha perso il padrino comunista, per il quale lavorava, e ne cerca un altro da ingraziarsi.

Tengo a sottolineare che lo scopo dell’articolo non è esprimere un giudizio sulle scelte storiche della Destra Italiana, né sostenere che l’atlantismo di ieri sia identico a quello odierno, cosa sulla quale su questo blog si è in altri articoli scritto, ma semplicemente evidenziare che l’incoerenza delle posizioni ufficiali non è un problema che riguarda il nostro mondo politico ma quello a noi contrapposto.