La Festa della Donna è una ricorrenza che nasce con l’intento di celebrare le donne, il loro valore, il loro fondamentale ruolo nella società, nella speranza di superare le problematiche che il mondo femminile è costretto ad affrontare ogni giorno, non nell’ottica di un rapporto nocivo, oppositivo e deleterio tra gli uomini e le donne ma nel più ampio spirito collaborativo tra i due sessi, i quali, ognuno con le proprie caratteristiche salienti, sono chiamati a costruire l’avvenire delle generazioni future. Questa data per noi rappresenta questo. Purtroppo, però, come tante altre feste e occasioni, si è trasformata in un manifesto del pensiero dominante progressista, che, in realtà, ha ben altri scopi da quelli dichiarati ed è mosso non da amore verso il genere femminile ma da un odio profondo verso di esso, soprattutto per quella parte, maggioritaria, che non si adegua agli schemi imposti dalle cosiddette femministe.

La violenza sulle donne e le strumentalizzazioni

La violenza sulle donne, che si manifesta in più forme e che rappresenta una delle peggiori piaghe della nostra società, non deve mai essere sottovalutata e l’azione della politica dovrebbe essere orientata a mettere in campo misure di contrasto e di prevenzione. Curioso che la sinistra che governa la nostra nazione da dieci anni mai si sia posta il problema di inasprire le pene e di non abbandonare le donne che denunciano le violenze domestiche. Occorre, però, ricordare che una giornata dedicata al tema specifico della violenza esiste, ed è il 25 novembre; quindi, perché non dare un senso ad entrambe le date? Perché non usare l’otto marzo per affrontare altre problematiche che le donne devono affrontare o per esaltare, come accennato sopra, e mettere a fuoco gli aspetti positivi e non quelli negativi? In verità, a chi si è appropriato di questa giornata interessa semplicemente alimentare l’odio tra l’uomo e la donna; infatti, come molti noteranno, si parlerà esclusivamente di alcuni tipi di violenza, si metterà sotto accusa tutto il sistema della civiltà occidentale e il capro espiatorio sarà, come al solito, il “patriarcato” intriso di mascolinità tossica. Come per magia, si ometterà di raccontare dei numerosi casi di stupro che avvengono quotidianamente, se il carnefice non corrisponde ai canoni di quello che il Politicamente Corretto considera il nemico. D’altra parte cosa aspettarsi da una stampa che ha dedicato intere pagine di giornale e trasmissioni varie al gesto inconsulto e inopportuno di un tifoso, per poi non proferire una sola misera parola sulle violenze verificatesi alla fine dell’anno scorso? L’obiettivo è tutelare le donne o demonizzare l’uomo occidentale? Pleonastico rispondere. Inoltre nessuno che abbia veramente a cuore la parità di sessi potrebbe auspicare l’islamizzazione dell’Italia e dell’Europa.

La maternità

Com’è vero che le foglie sono verdi d’estate è altrettanto vero che la maternità è un tratto ontologico del gentil sesso; fa parte della sua natura ancestrale. Infatti, il rapporto che intercorre tra un bambino e sua madre è unico proprio in virtù della gravidanza e dell’allattamento. Ribadire tale principio, oggi, è considerato un gesto bigotto e retrogrado. Ogni qualvolta si mette sotto attacco chi lo elogia, si afferma che la vita umana non ha valore, cosa che è perfettamente coerente con la cultura di morte che disgraziatamente è presente ormai in ogni angolo della società, a causa del relativismo culturale. Una delle accuse che il pensiero unico rivolge a noi che ad esso ci opponiamo fieramente è di voler obbligare le donne ad essere madri. Quale follia può aver raggiunto chi sostiene certe tesi? Una donna può tranquillamente decidere di non avere figli ma la cosa non può essere oggetto di propaganda. Lo stato si occupa da sempre di quello che gli è utile e di promuovere ciò che garantisce il progresso morale, demografico ed economico della nazione, nel caso specifico la famiglia. Un’altra delle irragionevoli e pretestuose obiezioni sarebbe quella di voler tenere le donne lontane dal mondo del lavoro. In realtà, proprio in virtù del fatto che la gravidanza è propria della donna, esaltare la maternità serve anche ad attuare leggi sul lavoro a favore del mondo femminile, in modo tale che la funzione di madre e di lavoratrice non siano tra loro in contrasto. Le femministe curiosamente a parte il diritto ad abortire si dimenticano di lottare per questi obiettivi. D’altra parte molto più difficile è aiutare la donna a portare a termine la gravidanza e a fornirle alternative reali, dandole realmente la libertà di scelta. Anche qui dimostrato quanto asseriamo: non c’è alcuna lotta per la cosiddetta autodeterminazione; l’aborto è l’arma perfetta della nuova sottocultura, da alcuni è addirittura visto come metodo contraccettivo, in contrasto con la legge che lo regola, dunque, non solo va consentito ma addirittura promosso ed elogiato. Ciò ha raggiunto l’apoteosi della follia quando ultimamente il Comune di Roma ha arbitrariamente rimosso i manifesti dell’associazione Pro Vita, che denunciavano l’abominio degli aborti selettivi, diffuso in varie parti del mondo, per cui tanti nascituri vengono uccisi per il solo fatto di essere di sesso femminile.

Il ruolo della donna nella storia

Spesso, pur di fomentare odio contro la civiltà occidentale e la sua storia, si prende ad esempio il ruolo che all’interno di essa la donna ha occupato per molti secoli. I noti soloni omettono qualche dettaglio non del tutto irrilevante; il primo che altrove la situazione era ben peggiore, il secondo che il patriarcato, che fino alla prima metà del ‘900 era effettivamente il sistema dominante, comportava sì meno diritti per le donne ma anche meno doveri. La coniugazione della civiltà classica e della religione cattolica portò nella gerarchia dei valori in alto le donne e i bambini. Infatti era l’uomo a incorrere nei rischi del lavoro, sia fisici che morali, e la sua funzione era tesa alla tutela della moglie e dei figli. Se, ancora oggi, in caso di incendi o di eventi avversi, le prime ad essere messe in salvo sono le donne, il merito non è delle femministe ma della tanto vituperata civiltà occidentale. Nessuno ricorda poi che il patriarcato non era figlio di un odio verso le donne ma nasceva da esigenze pratiche; laddove le condizioni di vita erano più dure, le risorse economiche scarse e le attività di casa più complesse, la divisione dei ruoli era inevitabile. Ma esempi di donne nella letteratura, quali Beatrice e Laura, di eroine quali Giovanna d’Arco e di Sante martiri ci svelano un universo ben diverso da quello che presenta la narrazione dominante.

L’acquisizione dei diritti civili per le donne e della piena partecipazione alla vita politica e lavorativa non nasce con il ’68 ma alla fine dell’800 e agli inizi del ‘900, proprio quando mutano le condizioni economiche e sociali che rendevano fattibili determinati cambiamenti. In quel tempo si sviluppa infatti il movimento di emancipazione femminile, che non covava alcun odio verso il mondo maschile, né verso la figura della donna come moglie e madre. Le prerogative erano la piena partecipazione del mondo femminile, fermo restando le caratteristiche ancestrali della donna, ad attività prima esclusivamente maschili. Filosofia ben diversa da quella sessantottina che invece aveva lo scopo, ancora oggi perseguito, di rendere la donna una fotocopia dell’uomo, dal quale questa dovrebbe prendere i tratti peggiori, togliendole qualunque tratto distintivo. Le leader del suddetto movimento erano non a caso tutte donne senza figli, che odiavano profondamente i bambini, che nei loro scritti si auguravano che le donne fossero obbligate a lavorare e a non essere madri, e che lottavano si per l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro, ma senza nessuna protezione specifica direttamente collegata alla maternità, cosa invece auspicata dal movimento di emancipazione.

L’annullamento delle differenze tra sessi e conseguente discriminazione delle donne

Oggi, alle degeneri politiche sessantottine si è unita l’ideologia gender-fluid, secondo la quale gli esseri umani non nascono maschi e femmine ma scelgono nel corso della propria vita cosa essere. Addirittura ci sarebbe una vasta gamma di generi, quasi come dei vestiti su un catalogo di moda. In un tale contesto, ovviamente, non esiste più nulla che caratterizzi l’esser donna o l’esser uomo, e, se la logica ha un senso, chi propina certi teoremi, come può poi difendere le donne e desiderare che esse raggiungano posti di potere? Per esempio, quando auspicavano che una donna diventasse Presidente della Repubblica, intendevano una donna nata tale, o un uomo che così si percepisce? Quando chiedono che gli atleti transgender partecipino alle competizioni sportive femminili, possibile che non si rendano conto della discriminazione che le donne subiscono, visto che partono da una posizione di svantaggio da un punto di vista fisico? Le discriminazioni si combattono denunciando queste pratiche, non deturpando la lingua italiana con termini impropri quali “assessora” o con gli asterischi e gli schwa.

Conclusioni e chiarimenti

Può sembrare polemico dedicare un’ampia riflessione ad argomenti scomodi e scottanti nella giornata in cui si dovrebbero celebrare le donne. In realtà, come giovani, desideriamo smascherare l’ipocrisia di chi vorrebbe darci patenti di presentabilità, non per noi stessi,ma proprio per l’amore che nutriamo per il genere femminile, che riteniamo meriti ben altro che essere rappresentato dall’isterismo e dall’odio del moralismo decadente e progressista. Quanto fin qui esposto muove quotidianamente la nostra Azione politica.