L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha lasciato tutti noi assolutamente esterrefatti. Le tensioni erano iniziate da parecchio tempo, tuttavia, per il solito atteggiamento umano di difesa, consistente, soprattutto in momenti già ardui per altre ragioni, nel non voler pensare al peggio, nessuno avrebbe ipotizzato in una climax così rapida. Da quel che sappiamo, oggi ci sarà un incontro ufficiale tra il presidente dell’Ucraina e Putin. Chiunque abbia un minimo di buon senso spera si giunga ad una tregua il prima possibile, in ossequio e rispetto al popolo ucraino, che sta patendo sofferenze terribili, e in virtù della volontà che l’Europa non torni a tempi andati, fatti di sangue, invasioni e guerre fratricide. Premesso ciò con estrema chiarezza, bisogna attuare un’analisi seria delle cause, almeno di quelle principali, che hanno portato la Russia e l’Ucraina alle armi. Alla analisi deve essere accompagnata però anche una presa di posizione, nello specifico quella di noi giovani di Azione Universitaria, che, non per tifoseria acriticamente atlantista, ma per patriottismo e spirito di fratellanza con i popoli europei, sosteniamo il popolo ucraino, orgoglioso della propria identità europea e che insieme a nazioni quali la Polonia e l’Ungheria e a forze politiche facenti parte dell’ECR Party, ovvero il Partito dei Conservatori nel parlamento europeo, si rivela essere fondamentale per provare a costruire un’Europa nuova, forte, identitaria e autonoma, capace di muoversi all’unisono in politica estera, rispettosa delle singole patrie e libera dalle logiche burocratiche e lobbystiche.

Per questo siamo orgogliosi della scelta della Polonia, messa alla gogna e umiliata in tutti questi anni dalle consorterie europee e dal mondo progressista, di accogliere gli ucraini nei propri confini nazionali. Il governo polacco ha dimostrato dove sta la vera solidarietà e che l’etica cattolica è in queste circostanze che si manifesta, non quando gli speculatori e i finanzieri con le proprie torbide manovre fanno in modo di spopolare le terre d’Africa, costringendo la nostra e altre nazioni ad accogliere un numero di immigrati insostenibile, nella quasi totalità dei casi composto da uomini in età da lavoro, provenienti da luoghi in cui non ci sono guerre e conflitti, al solo scopo di distruggere la cultura occidentale, islamizzando l’Italia e l’Europa. In pochi giorni è stato dimostrato come identità, cultura e sussidiarietà siano valori non soltanto non in contrasto ma interconnessi e dipendenti l’uno dall’altro.

Ragioni del conflitto

Per chi ha memoria il destino dell’Europa e gli equilibri internazionali mutano profondamente con il crollo dell’URSS. I paesi dell’Europa dell’Est, fino a quel momento sotto il controllo della dittatura comunista, iniziano un processo di democratizzazione ed entrano a far parte dell’UE dopo vari anni. La Russia, invece, salvo primi esperimenti non riusciti, pur distaccandosi dal comunismo, inesorabilmente sconfitto, nella figura di Putin mantiene un assetto, si potrebbe affermare “imperiale”, e si tiene distante da politiche di stampo occidentale, rimanendo un blocco ben distinto dagli Stati Uniti d’America. Per favorire un processo di pacificazione e per provare a superare le logiche della Guerra Fredda si stabilì la neutralità di nazioni ritenute strategiche che, pur aderendo all’UE, non entrarono nel patto atlantico, come le repubbliche baltiche. Agli inizi del 2000 la minaccia del terrorismo islamico fece poi convergere gli interessi occidentali e quelli russi, e grazie all’abilità politica di Silvio Berlusconi, l’Italia riuscì a stipulare accordi con Putin che ci garantirono un’ampia autonomia nell’approvvigionamento energetico.

Il clima di pace non è durato a lungo e la cosa era altamente prevedibile, visto l’intento ostile alla Russia a prescindere, che in più occasioni hanno ostentato le istituzioni europee, e la politica muscolare delle amministrazioni democratiche americane, specificatamente quella di Obama. Questo è un dato di fatto incontrovertibile. Le scelte attuate sulla base dell’ostilità geopolitica si sono, però, poi rivelate non dannose per la Russia ma per noi europei; il caso delle sanzioni del 2014 è in tal senso l’esempio più acclarato. In politica non bisogna solo analizzare se i motivi dell’agire sono giusti o, più correttamente , giustificabili, ma anche se perseguono il fine che ci si è preposti. Va, però, anche menzionato il ruolo svolto da Putin. Fondamentale è l’autocritica ma da rifiutarsi è la retorica per cui ogni responsabilità è da attribuirsi all’Occidente, in modo tale da renderlo il capro espiatorio. Se, come accennato sopra, la Russia ha abbandonato il processo di democratizzazione delle sue istituzioni, non va escluso che essa abbia coltivato per svariato tempo l’ambizione a recuperare tutti gli stati che appartenevano all’URSS. Certamente non per ricostituire un impero di stampo socialista, come taluni affermano, ma per realizzare un nuovo tipo di impero sicuramente sì. Un tale progetto si rivelerebbe destabilizzante per la Nato e distruttivo per quelle nazioni europee fieramente identitarie, tenute crudelmente e cinicamente lontane per buona parte del secolo scorso da quello che era il loro luogo naturale, ovvero l’Europa.

Casus belli e atteggiamenti della politica italiana

Tutti i manuali di storia riportano sempre le seguenti parole” il casus belli”, ovvero la goccia che fece traboccare il vaso, nella Prima Guerra Mondiale fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, ma le ragioni più profonde erano altre e più antiche. Medesimo ragionamento vale per quanto concerne il conflitto ucraino. Probabilmente i motivi più profondi risiedono nel desiderio espansionistico di Putin, cui si è accennato, e anche nella volontà dell’Ucraina di seguire un processo simile a quello di altre nazioni europee ad essa vicine culturalmente. Un’aspirazione come questa è assolutamente legittima in uno stato sovrano. In un mondo però globalizzato, dove i centri di potere a livello internazionale sono costantemente in tensione, non si può non porre la dovuta attenzione a ciò che potrebbe far venir meno tutte le fonti che garantiscono equilibrio. Ragion per cui supportare senza esitazione una nazione che sta affrontando da sola una guerra aspra contro un nemico potente è sacrosanto.

Dovere però è anche non esimersi dal criticare duramente la politica di Biden, in linea con i principi dei democratici, che in ogni tempo hanno destabilizzato gli equilibri mondiali. L’attuale amministrazione USA ha prima fatto pressioni sull’Ucraina, in modo tale da accelerare il processo di ingresso nella Nato, e poi l’ha completamente abbandonata al proprio destino. Inoltre la presidenza di Biden già si era rivelata imbelle e debole quest’estate, dopo il frettoloso e rocambolesco ritiro delle truppe militari americane dall’Afghanistan, come lo ha definito giustamente Giorgia Meloni, ergo credere che questo non abbia influito sul nemico, rendendolo più fiducioso della propria capacità di aggressione, è da totali ingenui. Probabile, anzi quasi certo, che se Trump fosse ancora il presidente degli Stati Uniti questo non sarebbe accaduto. Il suo mandato avrà avuto dei limiti e dei difetti ma è riuscito a muoversi interamente per mezzo della diplomazia, portando la Russia su un terreno amico. È bene ricordarlo a quei moralisti che hanno acclamato Biden e accusato il precedente presidente delle peggiori nefandezze, inventando fatti mai accaduti, e che ora tacciono. Il caro Biden, salvo dire qualche parolina a favore dell’aborto, che ha rallegrato i Tosa, gli Scanzi e le Boldrini, si sta rivelando il peggior garante degli equilibri internazionali e degli interessi occidentali.

Per pura onestà intellettuale, bisogna anche avere il coraggio di guardare in casa nostra, analizzando l’anomalo comportamento dei putiniani di Destra, che, in questa circostanza, sono in perfetta sintonia con una parte dell’estrema sinistra. L’estrema destra, per usare un linguaggio convenzionale, è antiatlantista. Se tale convincimento è una rivendicazione di maggiore autonomia dell’Europa come soggetto geopolitico e tentativo di realizzazione di quel grande sogno dei giovani di Destra degli anni ’70 e ’80 dell’Europa Nazione, io per primo lo appoggio, ben consapevole però degli attuali equilibri e del fatto che i notevoli cambiamenti richiedano tempo e costanza e che le attuali alleanze non si possano abbandonare come nulla fosse. Nel momento in cui si rivela invece cieca sudditanza ad un altro sistema, non può che trovare la mia, la nostra ferma condanna. Amare l’Europa e la civiltà europea vuol dire non volerla succube di nessuno e sognare che abbia quell’egemonia che in passato le ha consentito di essere il faro della Storia. Si dirà che Putin difende la cristianità e i valori tradizionali contro il progressismo, il globalismo e le degeneri politiche LGBTI. Verissimo. A Destra in tempi di pace tutti lo hanno riconosciuto. Combattere queste sacrosante battaglie non vuol dire, però, diventare proni a interessi stranieri. Inoltre abbiamo in tal senso utili alleati in Europa, gli stati del gruppo di Visegrad. Nemmeno, poi, va sottovalutato che alleati di Putin sono la Cina e la Turchia del sultano Erdogan, che attuano una politica ostile e antitetica ai valori rappresentati dalla Destra e dal mondo conservatore e identitario. È francamente curioso, poi, che l’ANPI stia in questo caso dalla parte dalla Russia e abbia giustificato l’attacco, sostenendo la teoria di Putin sulla denazificazione dell’Ucraina. A chi in buona fede è ciecamente putiniano non sorge qualche dubbio e non viene in mente che è alquanto anomalo trovarsi nella stessa barricata di chi ogni giorno ci combatte e mistifica la realtà? Allo stesso modo non si può neanche lontanamente credere che tutte le nazioni che rischiano di far parte delle mire espansiostiche di Putin a lui si contrappongano perché serve degli americani.

La crisi che stiamo affrontando è una delle più gravi ed è il momento per noi italiani, soprattutto per tutti noi patrioti, di uscire dalla logica perversa del provincialismo. Questo è inattuabile sia se ci si rifiuta di contestare certe politiche americane, non meno se si sostiene una potenza straniera e si attacca l’Ucraina in un momento tragico, senza farle sentire la propria vicinanza e solidarietà di europei, nello spirito dei più alti e nobili valori che noi di Destra abbiamo il compito di difendere.