A quanti, leggendo il titolo di questo articolo, a primo impatto, sarà tornata in mente la celeberrima “Avanti ragazzi di Buda”, dell’autore catanzarese Pier Francesco Pingitore, dedicata alla Rivoluzione Ungherese del 1956, repressa nel sangue dai carri armati Sovietici? Ad altri, probabilmente, non sarà neanche successo e, incuriositi, staranno scorrendo le seguenti righe! Un altro punto in comune, che, secondo molti, avvicina le due Nazioni di cui tratto, è indubbiamente l’analogia cromatica dei vessilli nazionali, pur divergendo per l’inversione del verde e del rosso e per la disposizione orizzontale del Tricolore Magiaro, in opposizione alla disposizione verticale di quello Italiano.


Ma, con il termine “Affinità Elettive” (mutuato da una nota opera del letterato Tedesco Johann Wolfgang von Goethe), intendo qualcosa di più viscerale e profondo, che non riguarda il semplice concetto di Nazione, ma ha a che vedere con la Patria. Il primo parallelismo, che porto all’attenzione del lettore, è convalidato da uno scritto del Carducci e riguarda i due Cantori Nazionali, ossia Goffredo Mameli e Sandor Petofi, entrambi deceduti durante i Moti Liberali e Nazionali del 1848: il primo, il 6 luglio 1849, durante la difesa della Repubblica Romana; il secondo, il 31 luglio 1849, cadendo nella Battaglia di Segesvar.

Il Canto degli Italiani Canto Nazionale

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Canto Nazionale (Nemzeti Dal)

In piedi, o magiaro, la patria chiama.
É tempo: ora o mai.
Schiavi saremo o liberi?
Scegliete.
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai piú saremo.

Schiavi fummo finora;
gli antenati nostri che vissero
e morirono liberi, sono dannati,
non hanno pace in questa terra schiava.
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai piú saremo.

É un briccone colui
che teme la morte quando bisogna morire,
colui che una meschina vita ha piú cara
che l’onor della patria.
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai piú saremo.

Più lucente è la spada,
meglio si adatta al braccio,
e tuttavia una catena portammo!
Eccola, l’antica nostra spada.
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai piú saremo.

Bello sarà di nuovo il nome magiaro
degno della gran fama antica.
Laviamo l’onta
che i secoli vi impressero.
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai piú saremo.

Dove s’innalzano le nostre tombe,
s’inchineranno i nostri nipoti,
e proferiranno i nostri sacri nomi
con una benedicente preghiera.
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai piú saremo.

Altre due figure complementari, nei processi d’Indipendenza delle rispettive Nazioni, furono Giuseppe Mazzini e Lajos Kossuth, convinti assertori delle Repubbliche Italiana e Ungherese, inaperto contrasto all’egemonia Austriaca. I due condivisero la sorte dell’esilio, perché, come sostengono i Vangeli, “Nemo propheta acceptus est in patria”. Inoltre, intenso fu lo scambio epistolare fra i due, tra il 1850 e il 1855, fin quando, al fine di supportare, pragmaticamente, il suo progetto, Kossuth si affidò al potere decisionale del Conte di Cavour, del Re di Sardegna (e poi d’Italia) Vittorio Emanuele II e dell’Imperatore dei Francesi Napoleone III. Kossuth, difatti, finirà il resto dei suoi giorni nella città di Torino, in cui viveva da un quarantennio, a seguito di un lungo peregrinare. Importanti furono gli apporti delle forze volontarie Italiana e Ungherese, in mutuo soccorso, durante i diversi cicli indipendentisti.


L’ultima prossimità, a mio parere, degna di nota, riguarda la letteratura, ritenuta funzionale ad un processo di “Building Nation”, ossia avente la funzione di costruire la Cultura e il Mito di una Nazione: i due testi imprescindibili nella letteratura per ragazzi sono “Cuore” di Edmondo De Amicis e “I ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnar. Il primo risente del periodo post-Risorgimentale e della necessità di parlare all’Italia intera e di “Fare gli Italiani”, attraverso un’unione valoriale di coloro che compongono la Nazione, ma, ancor prima, la Patria Italiana. Esso è, a tutti gli effetti, un testo pedagogico, volto a formare l’Italiano del domani, pur non recusando di sottolineare le specificità e le singolarità locali, soprattutto attraverso i “racconti mensili”, che trattano di episodi eroici di ragazzini, provenienti da tutta Italia; gli stessi sentimenti di Amor Patrio, Spirito di Sacrificio, Carità e Pietà per coloro che soffrono, si ritrovano all’interno del romanzo di Molnar e sembrano confluire, maggiormente, nella figura di Erno Nemecsek, “soldato semplice” della banda di Via Pal, che, per spirito di abnegazione, per tre volte,. finirà nel laghetto della fortezza avversaria, uscendone con una polmonite aggravata dalla sua ultima impresa. Costretto al letto dal suo male, in un ultimo straziante sussulto d’orgoglio, dovuto anche probabilmente al delirio febbrile, rivendicherà al fraterno amico Boka, nonchè suo capitano, i meriti cumulati e ingiustamente sminuiti dagli altri ragazzi, per poi morire.


Le figure e i testi succitati dimostrano quanto gli Europei, di fatto, siano fratelli e condividano radici e valori comuni, a cui bisogna attingere, per riscoprire un’Unità Europea, prima di tutto Culturale, in netta contrapposizione all’attuale Unione Europea, guidata dalla Finanza e priva del peso geopolitico che pur le competerebbe. In conclusione, ciò che noi, ragazzi dell’Europa, dovremmo comprendere è che la nostra Storia non può finire qui.

Marco Bilotti