Sergio Ramelli

Il Gup di Milano ha recentemente condannato con una sentenza alcuni ragazzi che lo scorso  anno hanno partecipato alla commemorazione di Sergio Ramelli, morto il 29 aprile 1975. Le motivazioni addotte dal giudice sembrano alquanto stravaganti, in quanto negli atti della sentenza si legge di una certa deriva sovranista, che, fino a prova  contraria, non rappresenta un reato secondo  le leggi italiane. Il tempo di fare ricorso c’è e in Italia una condanna o un’ assoluzione non è definitiva, fin quando non si arriva al giudizio della Cassazione; questo evento, però, a prescindere da tutto, è utile per sviluppare una riflessione sulla figura di Ramelli. Ripassiamo un po’ la storia: chi era Sergio Ramelli?
Sergio Ramelli era un giovane militante del Fronte della Gioventù , assassinato tragicamente dai militanti di Avanguardia Operaia. La sua morte per anni è rimasta impunita e la sua famiglia ha continuato a ricevere minacce e insulti di ogni genere per svariato tempo, dopo il triste evento. Questo ragazzo, oggi è un simbolo; rappresenta il dramma di tanti giovani di Destra che negli anni ’70 non meritavano di vivere, secondo la comune vulgata del “uccidere un fascista non è reato”. Qual era la colpa di Sergio? Aver criticato le Brigate Rosse in un tema scolastico. Per questo gesto fu messo alla gogna dai suoi professori e dagli altri alunni, gli fu intimato di cambiare scuola, subì minacce e aggressioni e, alla fine, morì tragicamente. Da quel drammatico momento sono passati tanti anni e fortunatamente non viviamo più in quel clima di terrore, eppure la commemorazione di Sergio è ancora un tabù. A prescindere da mere vicende giudiziarie, ogni anno,  quando si vuole organizzare un corteo in suo onore, si mobilitano l’ ANPI e la Sinistra Italiana per impedirlo;  molti detrattori ricorrono a degli espedienti squallidi; sui social si leggono gli insulti peggiori e alcuni giornali stravolgono completamente la verità sulla sua morte. Una persona dotata di buon senso, a prescindere dalle proprie preferenze politiche, si chiede come sia possibile arrivare a tanta crudeltà. Perché non si riesce a rispettare la memoria di un diciassettenne innocente, dalla faccia pulita, che aveva la sola colpa di credere nelle proprie idee? La logica degli opposti estremismi ha distrutto la vita di tanta gente e ha rappresentato un capitolo di sofferenza e di violenza; perché ora, al posto di pacificare, molti cercano di dividere? Perché un partito politico delle istituzioni ha cercato in tutti i modi di vietare di distribuire nelle scuole un fumetto che illustrava la vita politica di Sergio? Tutto è molto complesso e difficile da spiegare, ma di una cosa possiamo essere sicuri. La memoria di Sergio è immortale; nonostante tutto, questo ragazzo continua ad essere un modello per tutte le giovani generazioni; chi non lo ha conosciuto, riconosce il suo sacrificio, senza il quale la Destra italiana non sarebbe mai uscita da una condizione di emarginazione e ghettizzazione; oggi le liste di Azione Universitaria si candidano per le elezioni, dichiarando tranquillamente il loro credo politico; non si può, quindi,  rimanere indifferenti al ricordo di chi è morto perché aveva la colpa di essere missino; questa è la forza vitale che mai lo farà cadere nell’ oblio.

Sergio, tu sei importante per tutta la comunità di Azione Universitaria e continueremo a raccontare la tua storia che fa parte indissolubilmente del nostro patrimonio culturale e politico. Sono passati quarantacinque anni dalla tua scomparsa, ma il tempo non potrà mai cancellarti.