Il 25 settembre in Italia ci saranno le elezioni politiche di cui tanto abbiamo sentito parlare, nonostante il periodo insolito in cui i partiti hanno fatto campagna elettorale questa estate nessuno si è risparmiato. Gli italiani, soprattutto i giovani, sono chiamati ad esprimere la propria intenzione di voto. Scopriamo qualcosa in più.

Probabilmente se ci stai leggendo sei uno studente universitario. L’Italia è il paese che spende meno risorse per l’università di tutta l’Unione europea: solo lo 0,6% del PIL nazionale nel 2020, a fronte di una media Ue dell’1,5%. Un dato che è rimasto pressoché invariato dal 2011. Dati imbarazzanti non degni di un paese europeo o occidentale. Lo stesso problema si può riscontrare con la ricerca. I dati Eurostat mostrano infatti che nel 2020 il nostro Paese ha speso solamente l’1,5% del PIL nazionale per finanziare attività di ricerca e sviluppo. Una cifra piuttosto ridotta, considerato che la media dei paesi Ue è del 2,32%. Altro dato che non è sicuramente un incentivo a studiare in Italia.

Come se non fosse sufficiente questo specchietto sulle università italiane, un altro dato preoccupante è quello relativo agli stipendi. Chiunque abbia dedicato anni allo studio, fatto dei sacrifici, vorrebbe avere uno stipendio che possa permettergli di essere tranquillo e costruirsi un futuro con il tempo. Tra il 1997 e il 2019, in Italia, gli stipendi medi sono diminuiti del 2,9%. Siamo l’unico Paese OCSE in cui è stata registrata una diminuzione. Anche guardando alla retribuzione reale media, cioè tenendo conto dell’andamento dell’inflazione negli ultimi anni, questa è diminuita del 6%. In questo caso, l’Italia è penultima solo prima della Grecia, in cui gli stipendi reali sono diminuiti del 18%. Questi dati non fanno altro che confermare le preoccupazioni di noi giovani, le motivazioni di queste percentuali sono molteplici.

Questi e altri motivi sono anche legati alla bassa natalità di cui molti partiti hanno parlato, infatti, l’Italia è il paese europeo in cui si diventa genitori più tardi. Il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione hanno un impatto negativo anche per l’economia italiana. Meno nascite significa infatti meno forza lavoro, con una stima di perdita di 6,8 milioni di persone in età lavorativa. Questo è un altro problema che grava sulle spalle di noi giovani, soprattutto chi tra noi ha meno possibilità economiche e quindi “incapace” di poter percorrere una strada all’estero, luogo prediletto da sempre più giovani.

Questa breve riflessione dovrebbe spingere ognuno di noi a trovare nella politica una fiducia intrinseca di cambiamento e rinnovamento. Chiunque è consapevole della difficoltà oggettiva di una scelta in un quadro critico come quello del “Bel Paese”, però abbiamo il dovere di scegliere. Siamo una generazione che possiede tanti diritti acquisiti con il sudore dei nostri genitori e nonni, oggi tutti questi diritti sono sempre più precari. Qualsiasi diritto però passa per un dovere, politico o meno che sia. Il 25 settembre è l’opportunità per alzare la testa, non disertate le urne, siate voi stessi il primo cambiamento di questa Italia. Di fronte alle difficoltà e all’incertezza non voltiamo le spalle a tutto ciò a cui vogliamo bene, studenti e studentesse alle urne. Noi di Azione Universitaria Sapienza ci andremo perché ogni diritto passa prima per un dovere.

Fonti: Will Media ita