Gli Stati Uniti d’America hanno definitivamente deciso di ritirare tutte le truppe militari dall’Afghanistan, ormai quasi Interamente nelle mani dei talebani. È seguita a tali avvenimenti una serie di altri provvedimenti, come il rientro in Patria di tutti gli ambasciatori delle nazioni occidentali. La vittoria dei talebani rappresenta una sconfitta cocente per tutto l’Occidente, dalla quale si possono apprendere alcuni dati essenziali. Il primo consiste nel fallimento della tecnica militare fin qui utilizzata e il non aver calcolato nel migliore dei modi in quale territorio ci si stesse muovendo; la storia ci insegna che chiunque sia entrato in Afghanistan non ha mai riportato una vittoria. Altro dato da non sottovalutare è la mancanza di tempismo e di una visione comune, anche dell’UE, all’interno della Nato, nonostante siano gli Stati Uniti a detenere il potere principale nell’alleanza. Molte delle guerre concepite e preparate dagli Stati Uniti d’America, in particolar modo dai Democratici, avevano fini puramente economici, per raggiungere i quali non si è avuta la minima remora a stringere alleanze con gruppi di islamici radicali e di terroristi, compresi i talebani; l’errore dell’UE è consistito nel non sapersi muovere con una voce univoca e nell’affidare tutto alla spinta di interessi momentanei a questa o a quella nazione, atteggiamento che, poi, si è rivelato generatore di caos e di disagi.

Ora cosa accade? I Talebani nelle zone mediorientali in cui governano adoperano la legge coranica come legge dello Stato e la applicano radicalmente e ne hanno già dato alcune dimostrazioni: divieto per le donne di studiare, obbligo di indossare il Burka, totale sottomissione della donna all’uomo, pena di morte per apostasia e omosessualità, cancellazione di tutto quello che del presente e del passato contraddice i loro dettami, politica espansiva nelle nazioni occidentali, attraverso una gestione, alle volte diretta, alle volte indiretta, della politica migratoria e strategie terroristiche.

Di fronte ad un fallimento militare, gli USA e l’UE devono trovare una soluzione per tutti i profughi afghani che emigreranno, soprattutto per quelli che hanno collaborato, per evitare di dover gestire male un’altra imponente ondata migratoria, anche alleandosi con la Russia di Putin, che non è assolutamente conveniente non averla alleata, come abbiamo avuto modo di spiegare in altre circostanze.

Certamente non può neanche mancare una vera e propria rivoluzione culturale e questo compito è dell’Europa. Le ragioni di guerra e di dominio dei talebani sono religiose e culturali, di conseguenza la risposta deve avere le medesime proporzioni; qualunque stato o qualsiasi coalizione di stati, se non ha consapevolezza di sé, della propria cultura, della propria identità e della propria storia, anche disponendo di ottimi apparati militari, non vince la guerra. Apparentemente  il progressismo è dalla parte delle donne ma se chi rivendica tale prerogativa lo fa solo per attuare norme relativiste e liquide, e non si impegna minimamente affinché in nessun territorio occidentale vi siano zone franche, in cui vige la legge coranica e in cui le donne si sposano in giovanissima età con uomini imposti loro dai propri padri, otterrà che l’islamizzazione si imponga più rapidamente. Se si invoca la laicità dello Stato per occultare i simboli della religione cristiana e non le usanze islamiche diffuse in Italia, quando in contrasto con le nostre leggi, si ha l’effetto di perdere ciò che ci caratterizza e di ottenere quanto non vorremmo mai. Altri esempi sono facilmente ricavabili e tutto si può riassumere con questa frase: chi vuole eliminare la propria cultura ottiene o che la propria civiltà finisca, o che venga rimpiazzata da altri sistemi, essendo contro la natura dell’uomo non avere riferimenti culturali e valoriali.

È possibile con una certa sicurezza affermare che le guerre in certi casi sono necessarie e che è alquanto da ingenui piegarsi al pacifismo di maniera, allo stesso tempo, però, va ricordato che il punto di forza della nostra storia è stato combattere in nome dei valori e di qualcosa di più elevato e non soltanto per meri interessi temporanei: da non omettere, perciò, neanche il dato demografico: si potrà parlare di civiltà europea e di civiltà occidentale, finché gli appartenenti ad essa procreeranno. Diversamente, ovvero, sperando di colmare la carenza di figli dei nativi europei con uomini provenienti da nazioni distanti culturalmente, si avrà la dissoluzione totale e si agevolerà il cammino a chi oggi mira a egemonizzare con le armi, dato che gli sarà sufficiente l’inedia e la non molto lenta sparizione dei propri nemici