Premettiamo che è lungi da noi esprimere giudizi pretendendo di conoscere la realtà effettiva delle cose. Nessuno può avere davvero la certezza degli eventi circa la questione, pertanto ci soffermeremo solamente a dare qualche spunto di riflessione sul caso, anche che possa esso risultare controcorrente rispetto all’informazione dei media occidentali, senza giudizi di merito a riguardo.

Il caso Naval’nyj è stato uno degli eventi più seguiti, sia in Occidente che in Oriente, a causa delle grandi polemiche che esso ha suscitato. Ma partiamo dall’origine del tutto. Alexej Naval’nyj è un politico russo, leader del partito Russia del Futuro, ed è un personaggio noto in Russia per essere uno degli oppositori ideologici più fermi di Valdimir Putin, Presidente della Federazione Russa. Nel 2011, in un’intervista, definiva Russia Unita (partito di Putin) addirittura come un “partito di truffatori e ladri”, creando dietro questa affermazione un vero e proprio slogan elettorale, soprattutto in occasione della rivendicazione dei continui brogli che, a detta sua – ma anche di altri esponenti – avverrebbero pedissequamente in territorio russo durante lo spoglio. E nel dicembre dello stesso anno, Naval’nyj prende parte a una marcia non autorizzata verso la Commissione Elettorale Centrale della Russia sulla Lubjanka, durante la quale viene arrestato.

Nel 2014 è stato uno dei maggiori oppositori dell’annessione alla Russia della regione della Crimea, dichiarando questa mossa deleteria per il paese stesso, poiché avrebbe portato a una conseguente espansione della NATO e, quindi, all’indebolimento dell’economia Russa; mentre nel 2018 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha obbligato la Russia a risarcire Navl’nyj per danni morali e materiali, a seguito dei suoi continui arresti subiti fondamentalmente per ragioni politiche.

Il caso che, però, ha fatto maggiormente parlare di questo personaggio, è sicuramente quello del suo avvelenamento, avvenuto la mattina del 20 agosto 2020, a bordo dell’aereo S7 Airlines, mentre volava da Tomsk a Mosca. Tuttavia al suo atterraggio a Mosca, in condizioni gravi, l’oppositore è stato dichiarato in arresto cautelare, a causa della presunta appropriazione indebita di 30 milioni di rubli ai danni della famosa azienda Yves Rocher. Su queste accuse, la gran parte dei suoi sostenitori politici – ma anche legali – lo dichiara fermamente estraneo ma, nonostante ciò, forse come espediente politico, Naval’nyj viene ugualmente arrestato. In questo momento l’oppositore si trova in carcere, dove pochi giorni fa ha concluso il suo sciopero della fame durato 24 giorni, attuato come protesta a seguito dei rifiuti da parte delle autorità di farlo visitare dai medici. Il 17 aprile 2021, gli stessi suoi medici di fiducia hanno sostenuto che potrebbe morire da un momento all’altro, e questa dichiarazione ha generato l’indignazione della totalità delle associazioni attiviste per i diritti umani, che si oppongono al governo di Putin, ritenendolo un dittatore a tutti gli effetti.

La questione, in questo frangente, si pone assai delicata. Questo perché la moltitudine dei mass media occidentali, a seguito della notizia dell’avvelenamento di Naval’nyj, hanno preso una posizione ferma a riguardo, additando Vladimir Putin come vero e proprio mandante del tentato omicidio, giustificando le accuse asserendo che potesse essere un pretesto per “eliminarlo dai giochi” una volta per tutte. Se questa ipotesi appare a primo impatto credibile, constatando il numero di arresti che il politico russo ha subito nell’arco di tutti questi anni, d’altra parte la notizia trova un contrasto molto netto con se stessa a causa del peso politico effettivo di cui gode il partito Russia del Futuro.

Il partito, infatti, a livello rappresentativo, alle ultime elezioni ha conquistato un solo seggio al Duma (il parlamento russo) su 450 disponibili, e ha conquistato 111 seggi su 3785 ai Parlamenti Regionali. Una rappresentanza esigua, a dirla tutta. In relazione a ciò, dunque, una riflessione sorge spontanea: perché Putin avrebbe dovuto rischiare di compromettere la sua posizione – e la sua rispettabilità in qualità di leader – tentando di uccidere un capo politico che, indubbiamente si presenta come importante “disturbatore” per il governo, ma che a livello di peso politico effettivo negli organi rappresentativi gode di un potere sostanzialmente limitato?

D’altra parte Russia Unita, di oppositori molto più influenti di Naval’nyj, ne avrebbe eccome: primo fra tutti, certamente il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennadij Zjuganov, che più volte ha ribadito la sua posizione nettamente avversa alla figura di Putin, a suo avviso inadeguata ad affrontare la problematica russa del declino economico. E seppur Zjuganov trova come punto di congiunzione con Russia Unita l’anti-liberalismo, non si può non tener conto del fatto che il Partito Comunista sia il secondo partito del Duma, con 43 seggi, seguito dal Partito Liberal-Democratico di Russia – con 40 seggi – al cui vertice vi è Vladimir Žirinovskij, acceso reazionario e nostalgico dello zarismo – seppur il nome del suo partito non faccia intendere propriamente ciò.

La riflessione, oltrepassando i confini della propaganda occidentalista, risulta più che mai valida. Naturalmente, qualcuno potrebbe rispondere che l’occasione di eliminare oppositori senza le adeguate protezioni politiche e mediatiche, si presenterebbe nettamente più semplificata; tuttavia, come d’altra parte risulterebbe nettamente deleterio rischiare di compromettere la propria posizione di potere per tentare di annientare un partito quasi ininfluente nello scenario delle decisioni per il paese.

Indubbiamente, la vicenda del caso Naval’nyj si pone come evento-fulcro in grado di descrivere appieno la situazione politica molto tesa che in Russia, ormai da decenni, permane nel panorama. Con queste considerazioni non si vogliono prendere a priori le difese di Putin che, qualora fosse effettivamente coinvolto, andrebbe condannato in prima istanza; ma si vuole solamente porre l’attenzione verso “il rovescio della medaglia”; ovvero tentare di abbattere quelle barriere che la propaganda del mondo occidentale indiscutibilmente propugna ormai da quasi un secolo, ampliando gli spazi mentali e imparare a concepire l’esistenza con una base di pensiero critico, anziché seguire imperterriti le notizie delle testate giornalistiche nostrane, più che mai faziose nel descrivere le contingenze della quotidianità.