Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Dante. Commedia, Purgatorio. Canto I v.v 70-72

La libertà è un principio ampiamente discusso e ad essa l’ umanità, in ogni tempo, si è ispirata; nei secoli ha, alle volte, mutato caratteristiche, in base agli scenari che si creavano. Oggi, è una parola da ammirare e da interiorizzare, soprattutto per il periodo che stiamo vivendo; è altresì fondamentale comprenderne bene il significato. Il compito che il mondo politico e culturale della Destra si prefigge da sempre è quello della difesa della libertà.

Per analizzare bene la questione, bisogna, prima di tutto, conoscere il significato che la parola libertà ha avuto nella storia politica della Destra italiana, quale ha oggi e come controbattere agli oppositori politici che accusano chi è o fu di Destra di essere contro la libertà e da un punto di vista storico e da un punto di vista attuale.

Durante la Prima Repubblica, il politici dell’ MSI, partito che rappresentava l’ ideologia di Destra, scelsero, come posizionamento politico, una via non ascrivibile all’ area americanista, né all’ aria comunista. Fondamentalmente, da profondi patrioti, convinti sopra ogni cosa del valore dell’ Italia unita e, in generale, del concetto di patria e di patrie, non potevano non combattere contro l’ ideologia dell’URSS, che, con il proprio operato, sottometteva i propri cittadini, privandoli dei loro diritti fondamentali, come quello dell’identità religiosa e nazionale, della proprietà privata e della famiglia. Non poteva essere per loro un modello una società fondata sulla spersonalizzazione degli uomini e sull’ oppressione costante dei popoli dell’ Europa dell’ Est che lottavano per la propria indipendenza e per la propria autodeterminazione. Sono, infatti, note le vicende dell’ Occupazione dell’ Ungheria e gli schieramenti che si delinearono. Il Movimento Sociale Italiano per la libertà degli ungheresi, il PCI con i carri armati dell’ URSS. La più bella canzone che racconta quel dramma è stata scritta negli ambienti della Destra e, oggi, è di fama mondiale, particolarmente apprezzata in Ungheria. Analogo atteggiamento, anche se si tratta di una vicenda meno nota, si ebbe verso l’ Irlanda che desiderava essere indipendente dalla Gran Bretagna. Anche in quel caso la Destra italiana si schierò con l’ Irlanda e con i patrioti irlandesi che non volevano farsi egemonizzare. Menzione particolare merita anche la lotta dei ragazzi del Fronte della Gioventù, i quali, in nome della libertà di esistere e di far politica, rischiarono la vita o la persero, per dare alle generazioni come la nostra spazi e diritti.

Dalla conoscenza di questi eventi è possibile trarre una conclusione: storicamente la Destra Italiana ha difeso il valore della libertà ma non un concetto distorto di libertà consistente nel principio “ognuno faccia quel che gli pare” ma quel senso profondo di libertà di idee e di popolo, il quale, come soggetto politico, ha diritto ad ambire a cose sempre più alte e ad affermare la propria cultura e la propria identità, restando in diretto collegamento con i propri antenati. L’ oppressore è chi sottomette e omologa i popoli, privandoli di tutti i riferimenti.

Nonostante questo impegno profuso, gli oppositori politici, in particolar modo i comunisti, li accusavano di essere incoerenti rispetto al tema generale della libertà, visto che, in passato, avevano aderito al regime fascista e ai suoi ideali. A parte la posizione non felice del Partito Comunista che sosteneva il regime dell’ URSS e tutte le azioni più repressive, questa accusa era fallace e non è arduo dimostrarlo.

Il Fascismo, innanzitutto, fu un periodo storico molto lungo e complesso, caratterizzato da un’ ideologia molto articolata, con esponenti di spicco che avevano vedute differenti. Si affermò come dittatura e agli occhi di noi moderni dittatura è il contrario di libertà. Nell’ ottica di Almirante, di Rauti e di Romualdi, però, non era così. Avevano vissuto il Fascismo e avevano aderito a valori, allora molto forti, come il Nazionalismo italiano, nato nelle trincee durante la Prima Guerra mondiale, il principio di stato etico e la terza via tra il Socialismo e il Capitalismo. Ritenevano, quindi, che quelle prerogative difendessero l’ Italia e gli italiani, rendendoli liberi. Loro, come buona parte degli italiani che aveva aderito al regime fascista, non avevano conosciuto la democrazia e non sapevano esattamente quanto valesse il diritto di critica e di dissenso. Infatti, lo stesso Almirante, senza rinnegare il proprio passato, ebbe modo di dichiarare in più occasioni di aver appreso il valore della libertà di opinione e di esserselo guadagnato a caro prezzo sul campo, percependo, in questo senso, il disvalore che può avere un regime totalitario.

Oggi, i tempi sono diversi e non viviamo più i medesimi conflitti ideologici del passato ma la parola libertà è ancora un tassello fondamentale per la Destra, manifestandosi, però, in circostanze differenti, adeguate al mutar dei tempi. Non esiste il Comunismo e non esistono i muri e i carri armati. È presente, però, e serpeggia il nemico dell’ oligarchia finanziaria. Esistono i poteri forti che ambiscono a un modello di società dove sono garantiti i pochi e non i molti; l’ economia delle nazioni non è minacciata dall’ abolizione della proprietà privata ma da chi attua una politica che serve a distruggere la classe media della nazione per favorire le grandi multinazionali. La libertà corre un serio pericolo quando i diritti sociali dei lavoratori non sono garantiti a causa di un’ immigrazione senza controllo della quale i nuovi potenti possono servirsi per avere manodopera a basso costo; l’ identità nazionale non è minata dalle bombe o dagli eserciti ma da chi favorisce il Relativismo Culturale e i processi di globalizzazione, esaltando la figura del giovane apolide, al quale non sono garantiti un lavoro degno delle sue capacità e una casa, ma , in compenso, è garantita la libertà di muoversi e di abbandonare la propria terra.

In questo contesto la Destra ha una posizione ben precisa: riaffermazione della sovranità nazionale, difesa dei diritti dei molti, difesa dell’ identità nazionale e dell’ Europa come civiltà e non come comitato di usura. I nemici non possono non essere quelli che detengono il potere, spadroneggiano e che hanno usato la caduta del Muro di Berlino per creare nuove gabbie e non una nuova e autentica libertà. I politici, i giornalisti e gli intellettuali di sinistra, oggi come ieri, accusano la Destra di non difendere tali principi, affermando che i suoi esponenti negherebbero alle minoranze etniche e religiose, nonché agli omosessuali, ai transessuali e a tutti gli appartenenti alle categorie LGBT le libertà civili.

Anche questa tesi è falsa.


Non esiste dichiarazione di un politico, di un giovane militante o di una persona vicina all’ area politica della Destra dalla quale si possa evincere avversione agli omosessuali e ai transessuali o voglia di discriminazione. La questione attiene semplicemente alle priorità: nella propria vita privata ognuno è libero di vivere come crede e di fare le proprie scelte ma i singoli non possono diventare motivo di battaglia generale. Chi discrimina o commette violenze va punito e non è molto difficile realizzare questo obiettivo. Molto più impegno richiede, invece, affrontare i temi di diritti sociali, culturali e identitari che non possono essere risolti con delle leggi ma che necessitano di una complessiva rivoluzione. È certamente più semplice difendere i diritti civili, in un tempo in cui non sono a rischio, mentre il tasso demografico decresce e la disoccupazione aumenta. Dalla questione dei diritti civili nasce, fra l’ altro, quella del conflitto tra le parti, volutamente omessa dai difensori del Politicamente Corretto; non si nega a un omosessuale il diritto di vivere le proprie relazioni sentimentali ma, parificando la famiglia naturale a quella omosessuale, si nega il diritto di un bambino di essere cresciuto da un padre e da una madre, senza occuparsi, quindi, delle libertà di un minore, incapace di difendersi. Per questa ragione, è giusto che la Destra si schieri contro le adozioni gay e l’ utero in affitto. Medesima è la questione per quanto riguarda la transessualità: non si nega a un uomo o a una donna di cambiare sesso ma non è accettabile far passare il messaggio che l’ essere uomo o donna dipenda esclusivamente dalla volontà dell’individuo. Se non esistono più punti di partenza e valori non negoziabili, non si è liberi ma schiavi, perché il prerequisito della libertà è la conoscenza unita alla capacità di sapersi orientare. Sull’ immigrazione valgono le stesse regole: il diritto di vivere in pace e in prosperità nella propria terra non può essere sottomesso a un’ immigrazione irregolare e incontrollata che genera fenomeni di degrado, illegalità e annientamento culturale. Difendere il diritto a emigrare significa cancellare il diritto di un cittadino italiano di vivere in armonia e in libertà nella propria terra e anche quello del migrante di avere una vita degna che, nella quasi totalità dei casi, non trova, abbandonando il proprio paese.

Come giovani studenti patrioti e identitari siamo consapevoli del valore della libertà ed è per questo che continueremo a trattare questo tema. Siamo fra l’ altro in quella età predisposta al cambiamento e al movimentismo, consci di come in nome della libertà i nostri antenati, da giovani, combatterono. Vogliamo essere un modello e una guida per quanti hanno in animo di ribellarsi al nichilismo e alla noia di una società fondata sull’ individualismo e sul capriccio quotidiano.