Dopo più di un anno dallo scoppio dell’emergenza coronavirus, ci ritroviamo in una situazione analoga per quanto concerne la situazione DAD (acronimo di “Didattica a Distanza”). Ebbene, se la DAD in primo luogo sembrava la soluzione più efficace per combattere le chiusure, permettendo allo studente di rimanere a casa seguendo le lezioni a distanza, forse ormai qualcuno si sta troppo abituando alla comodità di tale modus. Fondamentalmente, nel problema, si presta poca attenzione all’aspetto interiore dell’uomo che, invece, merita un serio approfondimento. Dopotutto, non è poi così paradossale che molti studenti preferiscano la DAD rispetto alla tradizionale e genuina istruzione, spesso costruendosi meravigliosi ed idilliaci castelli di scuse campate per l’aria del tipo “io a scuola non torno se non sto in sicurezza”. Ma le tendenze naturali e primitive dell’uomo si conoscono, come si conosce, appunto, la tendenza dell’essere umano all’adattamento alle situazioni, in particolar modo se esse risultano conformi a qualche concetto di ozio e di nullafacenza collettiva.

Gli individui, infatti, trovando avallate dalle Istituzioni stesse i loro naturali istinti, si ritrovano catapultati in uno stato dell’esistenza di protezione a tutto tondo, poco importa se ciò attua un processo di depauperamento dell’esistenza e della vita in tutte le proprie sfumature e forme. Conseguentemente, si assiste sempre più a una situazione che può essere associata a uno status di pura e totale alienazione delle coscienze delle persone. La tecnologia prende il posto della quotidianità; Zoom e Meet sostituiscono integralmente le relazioni e le aggregazioni sociali che – in tempi normali – andrebbero dalla birra al pub la sera al semplice incontro a casa di un amico per “farsi due chiacchiere”.

Ecco che, allora, in un contesto degenerato come quello che stiamo vivendo, l’originalità, l’aspetto creativo di ognuno di noi passano da uno stato che, fino a un anno fa, poteva risultare più o meno attivo, a uno stato dormiente, anestetizzato, che inibisce qualsiasi istinto di reazione alle avversità della quotidianità, e ci portano a una condizione dell’essere che essa stessa risulta passiva e dormiente raggiungendo, spesso, uno stadio finale che è quello della totale improduttività associato a delle nette tendenze verso il nichilismo.

Ma nonostante le difficoltà della vita in questo periodo possano de facto apparire insuperabili, come appare insuperabile la situazione stessa che stiamo vivendo (paradossale a tutti i livelli), esiste solo una soluzione al problema: mettersi in gioco. Attraverso la distruzione dei muri che ci siamo costruiti da un anno a questa parte, infatti, potremo tornare a vivere la nostra autentica esistenza, passo dopo passo, con la normalità a cui eravamo – giustamente – abituati; andando oltre i nostri stessi limiti che ci sono stati imposti, potremo essere esempio per chi ci circonda rimanendo, sempre e comunque, uomini in piedi in mezzo a una distesa di rovine.