Diamo una definizione a quello che in italiano viene chiamato “molestia da strada”, ma in cosa consistono? Principalmente in: molestie sessuali, commenti indesiderati, gesti, strombazzi, fischi, inseguimenti, avance sessuali persistenti e palpeggiamento da parte di estranei in aree pubbliche come strade, centri commercialimezzi di trasporto e parchi.

Personalmente mi trovo d’accordo sul condannare atti simili, io stesso non ne ho mai praticato alcuno e considero corteggiare una donna pratica ben diversa.

La domanda che però mi sono posto è se ha senso combattere questo fenomeno come stiamo facendo oggi. Probabilmente no, questo perché la lettura che a mio parere diamo alla vicenda è superficiale. Ci limitiamo a dire che è sbagliato ma non ci preoccupiamo di capire da dove provenga il problema. In parte potremmo dire dalla mentalità patriarcale che in Italia, specialmente al centro-sud, tutt’oggi la fanno da padrona.

Però è davvero solo questo il motivo? Se fosse questo, dire “no” potrebbe bastare a risolvere il problema?

Sono convinto che non basterebbe. Credo che dovremmo partire da dove lo Stato può effettivamente intervenire, nelle scuole e nelle università. Troppo spesso le scuole hanno soppresso e modificato i programmi annuali per venire incontro alle più recenti esigenze di ammodernamento. Così facendo i professori che vi insegnato non sono più tenuti ad essere “educatori scolastici” ma bensì “insegnanti”. Di conseguenza per quanto concerne la parte di educazione civica si è preferito abolirla, come si è preferito rendere facoltativa l’ora di religione che oramai da diversi anni, nelle scuole pubbliche, si chiama “educazione religiosa” perché non è da confondere con il catechismo. A scuola l’insegnamento delle buone maniere, della convivialità e del rispetto sono venute meno. Si è persa l’autorità dei professori e della dirigenza.

Qui, secondo me, nascono i primi problemi. Perché dove non arriva l’educazione famigliare dovrebbe arrivare l’educazione scolastica. Le buone maniera non sono da ricercarsi nei soli salotti altolocati ma dovrebbero essere la base di ognuno di noi. Viviamo in uno stato civile e di diritto ma confondiamo la libertà con il libero arbitrio. Nessuno di noi è “libero” di fischiare ad una ragazza o un ragazzo, perché appunto vorrebbe dire venire meno a quelle che sono regole di convivialità, venire meno all’educazione (che forse nessuno ha insegnato loro) ma soprattutto vorrebbe dire assalire i diritti altrui per perseguire non la propria libertà ma bensì il libero arbitrio.

Viviamo anni in cui tutto viene messo in discussione, il cibo, la religione, le proprie tradizioni e perfino la propria lingua. Però, sorprendentemente, nessuno mette in discussione come oggi, nel 2021, non venga più data una educazione civile. Il più delle volte si conoscono e travisano i propri diritti ma nessuno conosce gli obblighi correlati. Con la libertà di parola ed espressione siamo giustificati a dire e fare ciò che vogliamo, mettendo anche in cattiva luce persone o istituzioni.

Se vogliamo trovare una soluzione alla molestia di strada, per me, dobbiamo partire dalle scuole e tornare a insegnare il rispetto, il diritto e la libertà. Perché la mia libertà finisce dove inizia la tua, non è possibile andare oltre. Lasciamo il “tifo da stadio” ai tifosi di sport, comprendiamo il problema e combattiamolo alla radice o avremo solo una radicalizzazione e una polarizzazione dello stesso.